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Il
mio rapporto con la scrittura è molto
legato alla lettura. Credo che prima di
essere scrittore, conosciuto o meno, si debba
necessariamente essere un buon lettore.
È, almeno per me, una passione con
due facce.
I miei primi racconti li ho scritti quando
avevo tredici o quattordici anni e non ho
mai smesso. Con il passare del tempo è
diventata una sorta di bisogno, di necessità,
un modo per appagare me stesso. Raccontare
storie, storie che vengono da sensazioni,
dalla “metabolizzazione” interiore
del mondo esterno. Un dare e avere legato
al modo di relazionarsi con quanto ti circonda.
Parlare di come la sfera più intima
di se stessi venga inevitabilmente influenzata
da ciò che si vive, dai rapporti
interpersonali, dalle relazioni con gli
altri o anche dall’assenza di tali
rapporti.
Un’altra mia grande passione è
quella che viene definita come settima arte,
il cinema. Ho cominciato a dedicarmi alla
sceneggiatura, una forma di scrittura diversa
dalla narrativa e ugualmente eccitante e
appagante. La mia amicizia con Floriano
Franzetti ha dato vita ad una collaborazione
anche in questo campo. Attualmente stiamo
lavorando a due sceneggiature.
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